Articolo di Alessandro Monti*, Autore Ospite de La Lampadina
A molti visitatori di musei non dispiacerebbe toccare alcune delle opere esposte, soprattutto le sculture. Un desiderio però inappagabile: sistemi di allarme segnalano eccesivi avvicinamenti alle opere. Avvicinarsi e toccarle è consentito solo agli addetti ai lavori per motivi di studio o restauro. I visitatori possono ammirarle attraverso lo sguardo. Una possibilità purtroppo negata alle persone non vedenti o ipovedenti.
Negli ultimi anni tuttavia si assiste al moltiplicarsi di iniziative del sistema museale orientate ad attenuare/compensare le difficoltà visive degli amanti dell’arte. Particolare stimolo al riguardo ha dato la nascita dei musei tattili che in Italia sono ben cinque. Il più frequentato, con oltre 20 mila visitatori annui, è il Museo Statale Tattile Omero. Aperto ad Ancona nel 1993 consente ai visitatori di toccare tutte le oltre 200 opere d’arte della collezione formata da riproduzioni di dipinti e sculture tra i più significativi della storia dell’arte, nonché da opere donate dagli stessi autori.
L’apertura dei musei tattili ha avuto positive ricadute sulla progressiva introduzione di forme di fruizione manuale nei tradizionali musei pubblici. Spiccano quelle offerte da alcune strutture museali della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, spesso su impulso di istituzioni benefiche, Onlus e associazioni di volontariato. Consentendo di toccare copie di opere delle loro collezioni permanenti, con ausili informativi tattili e uditivi anche in occasione di mostre temporanee, i musei soddisfano, almeno in parte, i desideri di conoscenza dell’arte delle persone non vedenti e rispondono a talune indicazioni del PNRR in materia di sostegno pubblico alle disabilità.
Su questa linea si muovono il modello tattile della michelangiolesca Piazza del Campidoglio e le riproduzioni degli edifici rinascimentali che la circondano (Palazzo Senatorio, Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo). Sponsorizzati nel 2006 dall’Associazione Amici dei Musei di Roma e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, il modello e le riproduzioni in scala sono state collocate al piano terra dei Musei Capitolini, con schede illustrative in bianco e nero e in braille.
Più di recente altri musei si sono dotati dl riproduzioni toccabili. La Pinacoteca Capitolina espone copie in scala collocate di fronte agli originali: quella dell’Annunciazione del Garofalo (1528) e quelle di due opere di Caravaggio (San Giovanni Battista, 1602 e la Buona Ventura, 1593-94).
Il Museo Napoleonico a Palazzo Primoli propone invece la riproduzione tattile ridotta dell’imponente quadro di Napoleone a cavallo sul campo di Wagram, dipinto da J. Chabord nel 1810 e quella del ritratto delle sorelle di Napoleone, Zenaide e Carlotta Bonaparte, dipinto da J. L. David nel 1821.
All’insegna del progetto L’arte da toccare, la Sovrintendenza Capitolina ha poi organizzato sia “esplorazioni tattili” ai bassorilievi dell’Ara Pacis sul Lungotevere in Augusta ed a una selezione di sculture di epoca romana al Museo della ex Centrale Montemartini, succursale dei Musei Capitolini; sia visite guidate a gioielli architettonici e naturalistici come la Serra Moresca e la Casina delle Civette ideati dall’architetto Giuseppe Jappelli nel 1840 a Villa Torlonia in Via Nomentana. Qui viene offerta la possibilità di vedere con le mani gli eleganti apparati decorativi e percepire le differenze dei materiali utilizzati.
L’apprezzabile tentativo di venire incontro, di sopperire ai desideri dei visitatori con menomazioni della capacità visive, ha impegnato anche i musei d’arte moderna e contemporanea. Nell’ambito del progetto: I musei a portata di mano, la Galleria d’Arte Moderna a Via Crispi propone visite tattili di alcune sculture collocate nel chiostro. Mentre al secondo piano del piccolo Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese sono esposte copie di tre dipinti di Giorgio De Chirico: Mistero e malinconia di una strada e fanciulla con cerchio, (1960); Cavalli in riva al mare (1927-1928), Orfeo solitario (1973).
L’ultima iniziativa in ordine di tempo per incoraggiare la fruizione manuale delle opere d’arte è quella promossa dall’Associazione Amici dei Musei di Roma con il sostegno della Fondazione Bulgari. Lo scorso 29 ottobre sono state donate al Museo di Roma a Palazzo Braschi le copie in resina per uso tattile di due busti dello scultore Pietro Tenerani (Carrara 1789 – Roma 1869) che ritraggono il Principe Livio III Odescalchi (1841) e l’avvenente Edvige Carnevali coniuge del ricco banchiere romano Pietro Righetti (1841). [cfr. foto]. I busti, con accanto le relative illustrazioni in braille e bianco e nero, sono stati collocati di fronte alle
opere di Tenerani con l’intento di farle apprezzare alle persone non vedenti e a chi, oltre alla conoscenza visiva, vuole avere il piacere di quella manuale.
Si spera che questa nuova opportunità didattica sia fatta conoscere e rilanciata il più possibile sui social insieme a quelle apprestate dagli altri musei che, aprendo il mondo dell’arte alla percezione sensoriale, contribuiscono, al tempo stesso, ad attutire i disagi di chi ha défaillance visive e ad ampliare la platea dei visitatori museali.
Trattandosi, dunque, di opportunità proficue non solo per l’inclusione sociale ma anche per la valorizzazione del patrimonio museale, è augurabile trovino crescente condivisione e sostegno della società civile più avvertita e in particolare della generosità dei cittadini romani.
*Professore Ordinario di Teoria e politica dello sviluppo, già Università degli Studi di Camerino (MC).