Ultimamente, in una discussione sull’architettura e il design italiano, ho sentito parlare per la prima volta di un movimento poco conosciuto, nato negli anni ’80: il Bolidismo, una corrente artistica e culturale creata da un gruppo di circa venti giovani architetti e designer formatisi all’Università di Firenze, con l’intento di dar vita a un’avanguardia postmoderna. L’architetto Massimo Iosa Ghini ne sarà considerato il fondatore.
La loro ricerca avrà origine nell’amore italiano per la velocità, con l’obiettivo di ottenere un dinamismo accentuato nelle forme, caratterizzate da linee fluide e in continuo movimento. L’ispirazione arriva dall’estetica futurista di Balla e Boccioni, dall’architettura degli anni Trenta, dal mondo dei fumetti, dall’ultimo movimento d’avanguardia del Novecento e dalla cultura pop. Questa visione darà vita a una serie di oggetti dalle linee dinamiche e fluide. Il pensiero bolidista si fonda su concetti come comunicazione, movimento, leggerezza, cambiamento e azione.
Nel design, questo pensiero condurrà ad una preferenza per forme non solo “modellate dal vento”, ma anche ispirate alla natura, contribuendo a trasformare i giovani del movimento nei pionieri del design sostenibile. Grazie alle nuove tecnologie, queste forme potranno essere prodotte industrialmente, mantenendo la loro varietà e complessità, e diventando espressione di un nuovo concetto di velocità, che non sarà più meccanica, ma elettronica.
Il fondatore del movimento, Massimo Iosa Ghini, originario di Bologna, inizia la sua carriera nel mondo del fumetto, collaborando con riviste come Alter Linus e Frigidaire. I suoi primi lavori sembrano tratti direttamente dall’universo dei fumetti, con forti influenze dall’aeropittura futurista e dalla corrente americana della streamline. La sua vera capacità sarà quella di coniugare innovazione, estetica e sostenibilità.
Il suo linguaggio si evolverà negli anni, spingendosi sempre più verso la creazione di ambienti e oggetti in grado di rispondere alle nuove esigenze del mondo contemporaneo, tra cui quella di una sostenibilità “emotiva”, ossia di un design che non solo rispetti l’ambiente, ma che sappia anche emozionare. Svilupperà questo concetto nel Padiglione Italiano all’Expo 2020, Beauty connects people, dimostrando come il design possa essere responsabile ed emozionante al contempo, capace di unire le persone attraverso la bellezza.
Ghini avrà anche un ruolo di primo piano nel gruppo Memphis Milano, una delle formazioni più influenti nel panorama del design postmoderno. Insieme a Ettore Sottsass, Aldo Cibic e Michele De Lucchi, il gruppo Memphis rivoluzionerà il design, spostando l’attenzione dal principio del “forma segue funzione” a “forma segue l’anima”. Secondo Ghini, la grande intuizione del movimento era vedere l’oggetto come il risultato del modo in cui l’essere umano percepisce e vive il mondo.
Il Bolidismo, con le sue linee fluide e in continuo movimento e tutto ciò che ne è derivato avrà influenzato non solo l’architettura e il design, ma anche la visione di una nuova realtà: un mondo interconnesso che oggi, più che mai, sta vivendo la sua espressione concreta.
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