ARTE – Rembrandt: mistero svelato!

Che Rembrandt fosse riconosciuto come uno dei geni della pittura fiamminga del Seicento, non è una novità.
L’artista olandese, figlio di un mugnaio di Leida, arriva presto alla fama col suo duro lavoro e la determinazione che lo caratterizza. Sappiamo che la luce è uno degli elementi determinanti della sua pittura ma l’ombra fa parte anche molto della sua vita, un altalenarsi fra successo, fama internazionale, lutti e tragedie personali. Ma ciò che mi interessa ora è ricordare il suo essere innovatore. Rembrandt sarà sempre pronto alla sperimentazione, alla continua ricerca di nuovi metodi per migliorare la sua arte e renderla eterna. Mi limiterò ad evocare un solo esempio venuto alla luce recentemente che ritengo valga la pena raccontare.
Grazie alle nuove indagini che permettono agli scienziati di indagare a fondo sulla qualità tecnica di un’opera pervenutaci dal passato, si è potuto rivelare il coraggio dell’artista olandese aperto sempre alle novità e alla ricerca.
Recentemente l’opera forse più nota, l’enorme capolavoro dell’artista del XVII secolo La ronda di notte, realizzata per il capitano di una corporazione di archibugieri, i Kloveniers, esposta ora al Rijksmuseum di Amsterdam, è stata oggetto di un’operazione storico-artistica con un interessante esito. I ricercatori, sfruttando un metodo innovatore chiamato pictografia a raggi X, combinando i raggi X con la spettroscopia di un campione di vernice e le ricostruzioni digitali in 3D, hanno potuto rintracciare la composizione di ogni strato, tra pittura e vernice, applicato sull’opera.È nello strato più vicino alla tela chi si è scoperto qualcosa di inaspettato: uno strato ricco di piombo. In genere, Rembrandt e i suoi contemporanei, iniziavano un dipinto rivestendo prima la tela con uno strato di colla aggiungendo poi una preparazione a base di terra rossa.
Perché usare su tutto il dipinto una miscela satura di piombo come si è scoperto dopo una scansione in fluorescenza dell’intera opera? È nel motivo che spinge l’artista a usare questa tecnica che risiede la sua apertura alle innovazioni. Voleva proteggere meglio la tela. Era uno dei suoi dipinti più grandi e la solita preparazione a base di terra e colla era troppo pesante e poi, una volta completato il dipinto, sapeva che sarebbe stato appeso nel Kloveniersdoelen di Amsterdam, un poligono di tiro dei moschettieri, su un muro di fronte a una fila di finestre esposto sicuramente all’umidità. Per un dipinto trattato con colle e terra, molto vulnerabile, sarebbe stato fatale.
In quel periodo un medico di Ginevra di nome Théodore de Mayern, pubblica un trattato sulla chimica della pittura con una serie approfondita di studi sulle tecniche pittoriche e sulle possibilità di allungare il ciclo vitale dei dipinti, incrementandone la resistenza. Fra le sue note, De Mayern suggeriva che per rendere molto più durevoli i dipinti e di farli resistere in caso fossero esposti all’umidità, conveniva impregnare la tela con olio ricco di piombo.
Si pensa che Rembrandt aperto all’esplorazione di metodi non convenzionali, ispirandosi alla tecnica suggerita dallo scienziato, abbia deciso di usarla per trattare la sua tela. Era diversa dalle sue pratiche abituali ma necessaria per realizzare la sua visione artistica unica. Infatti, il grande quadro ha attraversato i secoli senza subire alcun danno.
Ho svelato un piccolo mistero dell’artista ma la sua vita ne è costellata. Devo ammettere che i nuovi metodi che ci dà la scienza oggi per indagare l’arte del passato sono sempre più affascinanti.

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2 Commenti
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Carlo Verga
10 Gennaio 2024 16:56

Incredibile e molto interessante e poi che risultati e pensare che certo il piombo oggi sarebbe proibito.

Marguerite de Merode Pratesi
Reply to  Carlo Verga
11 Gennaio 2024 9:13

Grazie, Carlo, per il tuo commento. Quando scopro nelle mie ricerche queste informazioni così particolare, in cui la scienza applicata all’arte indaga per noi in modo così interessante, sento di volerlo condividere con la Lampadina.